
I biscotti spezzati
Ci sono delle sere che ogni buon proposito di andare a dormire presto si ribella.
Stasera è una di quelle. È mezzanotte, mezzanotte e diciassette minuti per la precisione, e mi ritrovo con gli occhi sbarrati a mangiare biscotti di grano saraceno. Sono ottimi direi: ho l’illusione che mantengano in forma, li butto giù senza alcun senso di colpa.
Mi piace mangiare i biscotti, non solo al mattino per colazione, mi piace mangiare i biscotti in genere. Mi piacciono soprattutto quelli corposi, quelli che
una volta in bocca la occupano totalmente. Labbra, palato, denti, guance: appagamento totale. I miei preferiti sono i biscotti che inzuppati nel latte o nel
tè rimangono immutati, senza nessuna frattura, solo diventano pesanti qualche chilo in più.
Oppure i biscotti mi piace pescarli direttamente dalla loro confezione, infilare la mano e questa volta andare alla ricerca di quelli spezzati. Non so perché
abbia questa attrazione. Arrivo a descrivere scene imbarazzanti, per lo più in solitudine: capita che, per la smania di riconoscere tra le dita il biscotto
spezzato, debba necessariamente spingermi nei meandri del sacchetto, goffamente, con il braccio intero che indaga tra le briciole.
Al supermercato, una volta scelti e prelevati dallo scaffale i biscotti desiderati, non mi curo del loro posizionamento nel carrello. Solitamente ci arrivano
lanciati. Dovessero spezzarsi, non mi dispiacerebbe affatto. Persino mia mamma, un tempo, i biscotti di casa sua me li faceva trovare rotti. Nella busta,
ma spezzati. Da qualche mese, però, ha smesso: credo sia stata una decisione saggia.
Non so perché mi piacciano i biscotti spezzati, perché io abbia consolidato in maniera cosi naturale questa abitudine. Me lo sono chiesta spesso. A volte
penso che se smettessi di chiedermelo non sentirei più la necessità di frugare a fondo nella confezione. Eppure continuo a cercare possibili risposte, e possibili
biscotti spezzati. Credo che abbia a che fare con l’illusione di non assimilare tanti grassi quanti ne assimilerei se li mangiassi interi: si tratta insomma di azzittire, sul nascere, tutto ciò che ha a che fare col giudizio, la colpa, l’errore.
Il giudizio mi fa male, il senso di colpa mi fa male, sbagliare pure.
E poi io faccio la psicologa, so bene cosa fa male.
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